BDW Tech Night 2019: quando l'arte è sinonimo di innovazione

È stata un successo la Bologna Design Tech Night 2019

Organizzata da Magilla in collaborazione con Net Service Digital Hub, l’iniziativa serale di punta della Bologna Design Week 2019 si è svolta mercoledì 25 settembre e ha portato presso gli spazi del Digital Hub oltre cinquecento persone.
Incentrata sul connubio tra arte e tecnologia, la Bologna Design Tech Night 2019 ha offerto ai visitatori l'opportunità di ammirare le opere dei tredici artisti selezionati tramite la Call for Tech Artist, capaci di confermare come la commistione tra tecnologia, creatività e innovazione possa dar vita a suggestive opere artistiche. Un mix vincente, enfatizzato dal percorso espositivo appositamente strutturato attorno al concetto chiave di interazione (attiva e passiva) al fine di creare una sorta di fil rouge in grado mettere ogni opera in relazione dinamica con quella successiva, immergendo il visitatore in un'esperienza polisensoriale e, per certi versi, multidimensionale (virtuale e reale).Visualizza la mappa interattivaCom'è possibile vedere nella mappa interattiva raggiungibile tramite il bottone soprastante, il percorso espositivo partiva dalla Sala Eventi, in cui erano ospitate tre opere, due delle quali strettamente correlate tra loro. 
L
a prima era l'installazione di Christian Carlino, intitolata VETA Led&Lighting Design, costituita di una serie di televisori vintage (legati quindi a un'idea di fruizione passiva) in grado di modificare il colore dei Led posti al loro interno sulla base dell'umore dell'utente che vi interagiva (fruizione attiva). 
Seguivano due opere afferenti al campo della M
usic Production e della Visual Art. Alla console si sono infatti alternati Davide Nicosia, con il progetto Acid Youth, e Anuar Arebi con Choose your Experience. Le loro composizioni sonore stabilivano un'interazione diretta con il progetto di Visual Art di Michele Di Pasquale, Thrymmatismòs , che consentiva ai partecipanti di giocare un ruolo attivo e di diventare parte integrante e significativa dell’immagine sonora che veniva riproposta sul maxischermo.

Michele Di Pasquale, ThrymmatismòsUscendo dalla Sala Eventi, e proseguendo di qualche passo, ci si trovava davanti l'installazione di Donatella Schilirò, Percorsi di Luce, che permetteva al visitatore di immergersi nella mappa di Bologna attraverso uno specchio. Su quest'ultimo capeggiava la scritta Step into the future, motto del Digital Hub di Net Service che, posto in stretta relazione con l'opera appena citata, permetteva uno scarto di significato in grado di ampliare la connotazione storica di Bologna, non più solo città universitaria ma, proprio in quanto dotta, città che abbraccia l'innovazione e, di conseguenza, il futuro.
Non molto diverso il substrato concettuale dell'opera successiva: Phoular Wood di Marco Orlandi. L'autore ha infatti intrecciato passato e futuro conferendo una vibrazione emotiva a un materiale antico come il legno attraverso fasci di luci al Led che ne ridisegnavano le venature.

Proseguendo nel percorso, si incontrava quindi l’installazione di Stefano Laddomada, Wave-isualization, una mezza luna piena d’acqua sospesa e attraversata da un fascio di luce che interagiva non solo con i visitatori presenti, ma anche con il pavimento e il soffitto del corridoio in cui era allestita. Quest'opera, dalla forma semicircolare, dialogava apertamente sul piano sia formale sia concettuale con Eclipse/Connected di Dante Maffei, un'opera cinetica in acciaio che, giocando sull'interazione attiva del visitatore, lasciava emergere un segno circolare luminoso che correva in senso orario e antiorario, dando vita a riflessi e intermittenze in continuo mutamento. Una sorta di metafora della condizione umana di oggi, quasi un segnale di avvertimento, alla base della quale si poteva scovare un'idea di movimento – intesa come spinta propulsiva verso il futuro – che era possibile ritrovare anche nella bicicletta realizzata dal team di Daniele Pregnolato e parte del progetto 10 10. Un progetto, nato grazie al supporto di alcuni laboratori universitari d’avanguardia, che si propone di creare oggetti «educati e intelligenti», capaci di comunicare in ogni
situazione e sempre associati a un proprietario tramite tecnologia Blockchain (come nel caso della bicicletta esposta al Digital Hub).

Christian Carlino_VETA Led&Lighting Design

Questa spinta verso un futuro insondabile, forse un po' minaccioso, ma potenzialmente foriero di meraviglie tecnologiche, sottendeva anche la fotografia di Marco Baldassari utilizzata nel progetto Waste Lights the Way di Claudia Rambaldi. Posta di fronte alla postazione di Angolo 3D – nuovo hubber specializzato in Digital Manufacturing – l'opera fondeva fotografia e neon, creando un'inedita realtà minore costituita unicamente di scarti di produzione.

Avvolto da fasci di luce fredda e immagini dissonanti, il visitatore scivolava infine di fronte a Ghisastato di Matteo Menini, un vero e proprio connubio tra performance, audio e video, quindi al cospetto di Touchlabs di Andrea Bortolotti. Il progetto è stato così definito dall'autore «In Touchlabs sviluppiamo ambienti in realtà virtuale sia per il mondo business che consumer. Panoramiche, tour virtuali, esperienze di intrattenimento in realtà virtuale, VR Commerce, Training e formazione a distanza... Non ci sono limiti a quello che può dare vita il 3D unito a questa tecnologia».

Chiudeva il percorso Lorenzo Corazza con Change2, «una nuova realtà economica che si propone di realizzare software per aziende di diversi settori meccanici, medici, ingegneristici, e altri professionisti, utilizzando le più avanzate tecnologie disponibili». L'applicativo portato in mostra nel Digital Hub di Net Service, in occasione della BDW Tech Night 2019, sfruttava la realtà aumentata e sofisticati sistemi grafici 3D per digitalizzare e innovare alcune attuali modalità di rappresentazione grafica di prodotti aziendali. 

Alla fine del vibrante itinerario proposto, la parola innovazione sembrava avere una profondità diversa e il motto scelto dal Digital Hub non appariva più così futuristico: il primo Step into the future era, forse, appena stato fatto.

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Articolo a cura di

Net Service S.p.A.

Net Service S.p.A. progetta soluzioni tecnologiche innovative, efficaci e sicure per imprese, ordini professionali e organizzazioni pubbliche e private che necessitano di implementare o migliorare le proprie piattaforme tecnologiche. L’azienda si propone come partner tecnologico anche ai professionisti, mettendo sempre a disposizione dei propri clienti le migliori tecnologie anti-intrusione e gestendo l’erogazione dei servizi in ambienti certificati ISO 27001.

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